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mercoledì 21 giugno 2017

Biblioburro: L'inaugurazione del Poseidon




300 metri di lunghezza, 60 di altezza e 40 di larghezza; una capienza di 2400 persone (tra prima, seconda e terza classe) e 600 animali. Il Poseidon è un autentico gioiello di tecnica, tecnologia e raffinatezza. In questa enorme nave Anastasio Patakis, il proprietario, ha riposto enormi speranze, non ha badato spese dotandola di ogni confort possibile e immaginabile: 2 cinema, 32 ristoranti, 6 piscine, addirittura 3 campi da calcio per citare solo alcuni degli svaghi presenti. Per la sua inaugurazione sono stati invitati i personaggi più illustri e famosi del momento: Raimondo Ragù, il cuoco scorbutico, Alan Tormento il cantante in voga e il grande calciatore brasiliano Bernardo. 
La collana Minizoom edita da Biancoenero è dedicata ai bambini che hanno da poco iniziato a leggere; racconti divertenti, freschi, fulminanti (come li definisce la stessa casa editrice) e di facile interpretazione. Il testo utilizza la font di alta leggibilità disegnata da Riccardo Lorusso ed è rivolta principalmente ai bambini con problemi di dislessia, anche se una lettura facilitata è ben apprezzata da tutti, soprattutto dai bambini che non hanno ancora una particolare dimestichezza con le parole. Oltre al marchio di Alta leggibilità, sulla copertina appare anche quello Approvato dalla redazione ragazzi: la casa editrice, infatti, testa i propri libri con un gruppo di giovani lettori che hanno la facoltà di segnalare tutto ciò che dal loro punto di vista non funziona nella storia, fornendo suggerimenti per migliorarla. Il testo di Davide Calì è intervallato dalle illustrazioni di Noemi Vola che descrivono in modo piacevole e vivace le vicissitudini del povero Alberto Melis, costretto a muoversi in uno spazio fatto di troppo sfarzo, di tante parole ma poca sostanza. Una bella e divertente lettura che l’adulto può fare anche a voce alta.

L'inaugurazione del Poseidon
Davide Calì
Biancoenero
2017
da 6 anni

lunedì 19 giugno 2017

Biblioburro: Il club della Via Lattea



Nella Via Lattea tutto è sempre immobile. Se giri l’angolo è come entrare dentro una foto. L’estate di Max e Oscar è lenta e noiosa, fatta di attese e di pensieri ingarbugliati. Anche Emma è in attesa, ma la sua riguarda una brutta situazione con la zia e un brutto male. I tre amici si ritrovano tutti i pomeriggi alla loro club house, un vecchio muro di mattoni che circonda la Ferrovecchio Sas, semplicemente a non fare nulla perché la Via Lattea è quasi sempre deserta, poco trafficata e non succede mai niente di interessante. L’unica certezza è Nancy Sinatra, chiamata così per via dei suoi stivaletti rossi fiammanti e una certa canzone che piace molto ai ragazzi, una donna molto anziana che tutti i giorni passeggia lungo la Via Lattea. È preceduta da Jekill, un cane bassotto forse più vecchio di lei che faticosamente compie il giro dell’aiuola e poi torna indietro dalla padrona. I tre amici sono così annoiati che quella presenza delle sei di sera diventa un punto fisso nella loro lunga giornata e un giorno arrivano a scommettere su chi dei due morirà per primo. Quando il giorno dopo Nancy e Jekill non si presentano all’appello serale, per Oscar, Max ed Emma l’estate comincia a svegliarsi e a prendere una piega totalmente diversa dal previsto. La ricerca di Nancy e del suo cane porterà gli amici a scontrarsi con altre realtà, tutte presenti in quella che sembrava un’assopita Via. 

Il club della Via Lattea
Bart Moeyaert, traduzione di Laura Pignatti
Sinnos edizioni
Collana Zona franca
2016
da 10 anni

venerdì 16 giugno 2017

Biblioburro: L'orso e il piano

L’incontro tra il cucciolo d’orso e il piano avviene per caso, in una radura nel bosco con un timido sole che crea un’atmosfera silenziosa e magica. Il primo approccio tra i due non è dei migliori, lo stonato PLONK che emette il piano quando viene toccato induce l’orso ad andarsene. Ma ecco che il giorno seguente l’animale incuriosito torna nella radura e con determinazione e costanza prende confidenza, giorno dopo giorno, con lo strumento musicale fino a diventare, da adulto, un bravissimo pianista. Talmente bravo che la radura diventa un punto di incontro serale in cui tutti gli orsi (e non solo) si apprestano ad ascoltare il loro amico musicista. La bravura dell’orso viene notata anche da un padre e la figlia che convincono l’orso a seguirli in città dove la notorietà e il successo saranno garantiti. L’orso si trova in difficoltà: partire significa lasciare gli amici, la casa, la sicurezza della foresta e andare in un mondo completamente nuovo, affascinante sì, ma anche pericoloso. 


Inseguire i propri sogni, con la paura di sbagliare e di non fare la cosa giusta, ma accompagnati sempre dalla passione e dalla curiosità. Non è sempre facile fare delle scelte, ma non saper cogliere le occasioni a volte vuol dire precludersi esperienze e possibilità di arricchire se stessi e gli altri.
L’orso e il piano è il primo albo in cui David Linchfield, illustratore inglese, è autore anche del testo. L’albo ha vinto il Waterstones Children’s Book Prize 2016.

L’orso e il piano
Testo e illustrazioni di David Litchfield
Traduzione di Zoolibri
Zoolibri edizioni
2017
da 4 anni

mercoledì 14 giugno 2017

Mercoledì al cubo (29): Una storia che cresce


"Un bambino, un cucciolo e alcuni pulcini sono tutti molto piccoli. 
L'estate si avvicina. Sugli alberi crescono i boccioli. L'erba cresce nel prato. Accanto al granaio crescono i fiori.
"Tutto sta crescendo", dice il bambino alla mamma. "Cresce l'erba. crescono i fiori. Crescono gli alberi."
"Cresceranno i pulcini?", chiede il bambino.
"Sì, cresceranno", risponde la mamma.
"Crescerà il cucciolo?", chiede il bambino.
"Sì, crescerà", risponde la mamma.
"Anch'io crescerò?", chiede il bambino.
"Certo, anche tu crescerai", risponde la mamma.






Il mondo attorno al bambino sta cambiando: sugli alberi spuntano le foglie, sbocciano i fiori, crescono i frutti; il grano germoglia, cresce e matura; i pulcini cambiano il colore delle piume, si allungano e diventano polli; il cucciolo acquista sicurezza, salta, abbaia e diventa un cane. Perché invece il bambino sembra sempre lo stesso? Come mai lui non cresce?



Come spiegare il concetto di tempo ai bambini? La splendida storia di Ruth Krauss lo fa attraverso lo scorrere della natura e delle stagioni. 




Abbiamo letto Una storia che cresce durante i nostri appuntamenti mensili nelle scuole materne. Ci siamo fatti aiutare dai bambini a capire cosa sarebbero diventati il chicco di granoturco, il pulcino, l'albero pieno di boccioli. In quale stagione è iniziata la storia? E come mai quando è finita c'era freddo? Sembra che il tempo passi in modo diverso; con i fiori passa in fretta, con gli animali un po' meno, gli alberi impiegano tanto tempo a crescere, più dei bambini.

E voi come vi accorgete di essere cresciuti?

"Quando la maestra ci dà il diploma."
"Quando compio gli anni."
"Quando vado dal nonno e mi misura."
"Noi siamo nel gruppo dei grandi. Quelli nel gruppo dei piccoli sono ancora piccoli."
"Quando le cose ti vanno strette."
"Se ti guardi allo specchio e vedi che un giorno eri più piccolo e adesso sei ancora un po' più grande, te ne accorgi che sei cresciuto"
"E' stato il mangiare a farci crescere!"
"Una volta ci facevamo il segno sul muro. Adesso sono cresciuta e il segno non c'è più"
"Io mi sono accorto dai sandali piccoli."



La riflessione del nostro piccolo lettore preferito è stata:

"Quando siamo arrivati in questa casa battevo con la testa contro lo spigolo del bancone."


"Prima stavo tutto nella tua pancia (rivolto alla mamma). Sono cresciuto tanto come le tue gambe!" e anche un po' di più, aggiungiamo noi, anche se la mamma è alta davvero.

Qui la versione di ApeDario
Qui la versione di Scaffalebasso

Il mercoledì al cubo chiude per ferie. 

Una storia che cresce
Ruth Krauss, Helen Oxenbury
Il Castoro
2017
da 4 anni

martedì 13 giugno 2017

Biblioburro: Perché si dice trentatré?


Lo sapevate che i limoni hanno contribuito a salvare la vita di molti marinai che navigavano i mari per lunghi periodi senza poter mangiare frutta e verdura, rischiando di morire altrimenti di scorbuto? O che un tempo si utilizzavano le penne d’oca come aghi delle siringhe? E ancora, che il vaiolo è stato debellato dal 1979 mentre la malaria, il morbillo e la pertosse sono malattie considerate ancora pericolose? A queste e a molte altre curiosità risponde questo libro, svelando il fondamento scientifico di tanti modi di dire che sono ormai entrati a far parte del nostro linguaggio quotidiano, ma di cui spesso non si conoscono l’origine e la spiegazione: avere una febbre da cavallo, una mela al giorno toglie il medico di torno, è importante lavarsi spesso le mani, perché si dice trentatré…
Sono quasi quaranta gli argomenti che conducono il lettore alla scoperta del salutare mondo delle medicina, passando dal ruolo del medico alla salute quotidiana, dalla prevenzione alle malattie infettive, e poi che cosa sono i vaccini, chi ha inventato l’antibiotico, cos’è un’allergia, perché l’influenza torna tutti gli anni…

Perché si dice trentatré?
Testo Federico Taddia e Andrea Grignolio
Ilustrazioni AntonGionata Ferrari
Editoriale scienza
Collana Teste Toste
2016
da 8 anni

venerdì 9 giugno 2017

Maggio nelle scuole materne

 

Di solito abbiamo grandi, a volte grandi e medi, nelle materne piccole ci sono tutti: grandi, medi e piccoli. E dunque per l'incontro di maggio abbiamo pensato... a tutti.

Abbiamo raccontato la storia di Piccolo Gatto, che rincorre una lucertola su un grande albero e poi non riesce più a scendere; per fortuna c'è Grande Gatto che con grande calma spiega a Piccolo Gatto come fare.


E poi c'è Piccolo Elliot (Elio per alcuni bambini) che adora vivere nella grande città, anche se a volte è difficile essere così piccolo in un posto così enorme. Ma per Topino è ancora più difficile, soprattutto quando la fame si fa sentire...


La storia di tre amici: Grande, Medio e Piccolo, dove il grande è davvero enorme, il medio è così così e il piccolo è davvero minuscolo. 

Siamo tutti diversi, un po' grandi e un po' piccoli (un po' anche medi) ma collaborando possiamo davvero arrivare fino alla luna, che a volte è dolce come un pasticcino.

Grande Gatto Piccolo Gatto
Silvia Borando
Minibombo
2017
da 4 anni

Grande, medio e piccolo
Célia Chauffrey, Alice Briére-Haquet
La Margherita 
2012
da 4 anni

Piccolo Elliot nella grande città
Mike Curato
Il Castoro
2016
da 4 anni

mercoledì 7 giugno 2017

Gruppo lettura (giugno): La psichiatra


"La camera numero 7 era in fondo al corridoio. Era una delle tre camere singole del reparto 9, riservato ai casi particolarmente difficili. [...] l'odore in quella stanza era dovuto a una scarsa igiene personale, ma si mescolava a qualcosa di indefinibile. Era come se quel tanfo insopportabile potesse causare danni permanenti a chi vi fosse rimasto esposto troppo a lungo. E' paura, pensò Ellen. E' l'odore della paura. Per quanto fosse poco professionale, non le veniva in mente nessun altro paragone. E, come se il suo corpo volesse confermarlo, sentì rizzarsi i peli sulle braccia."








Chiudiamo il ciclo di incontri del Gruppo lettura con La psichiatra, thriller dell'autore tedesco Wulf Dorn. 
La storia di Ellen, giovane e affermata psichiatra, che si ritrova coinvolta nella sparizione della paziente ricoverata per maltrattamenti nella stanza numero 7. Ellen ha occasione di parlare con la donna una volta soltanto e quello che trasmette alla psichiatra è un mix di terrore, angoscia e pazzia. Un solo incontro ma Ellen si ritrova a promettere alla sconosciuta la sua protezione e quando il suo C.P.I. (caso particolarmente interessante) scompare, Ellen non può fare altro che cercarla.


Chi ha paura dell'Uomo Nero?
Nessuno!
E se arriva?
Allora corriamo via!


La psichiatra
Wulf Dorn
traduzione di Alessandra Petrelli
Corbaccio
2010

lunedì 5 giugno 2017

Biblioburro: Avete visto Anna?




"È stato un attimo. Un chilo di mele, un’occhiata ai mandarini e Anna non si trova più."











Una mamma va al mercato con la figlia e tutta indaffarata ad osservare le bancarelle non si accorge che ad un tratto la bambina non c’è più. Dov’è finita Anna? La mamma interroga le persone attorno a lei che subito dimostrano interesse e preoccupazione per questa improvvisa sparizione. Le domande che si fanno sentire in mezzo a quella piccola folla sono quelle che faremmo tutti: Com’è fatta Anna? Cosa indossa? È alta oppure è bassa? Come ha i capelli? La mamma, visibilmente preoccupata per la sparizione, non tarda a dare le risposte, che però descrivono la bambina in modo del tutto originale.




 Anna è diversa da tutti gli altri, è unica. Ha una gonna bianca e dei codini, ma queste potrebbero essere informazioni comuni con altre bambine. Anna però ha la pelle che cambia colore: quando va al mare il suo colorito ocra diventa più scuro; quando sta male si tinge leggermente di verde; una volta è diventata pure tutta a puntini! Quando ascolta le storie Anna diventa morbida come una nuvola, ma quando l’umore cambia diventa rigida, talmente spinosa che non ci si può avvicinare. Rossa come il fuoco quando si ammala, azzurra come il ghiaccio quando si ferma all’ombra ad osservare le formiche.


 A volte Anna è appiccicosa come la colla, altre volte è piccola e silenziosa che potrebbe stare in una piccola scatola; Anna è unica, impossibile non accorgersi di lei.
Ogni bambino è diverso dagli altri, il carattere, l’aspetto fisico. Solo una mamma riesce a cogliere quelle particolari sfumature che rendono il proprio figlio o figlia diverso dagli altri. Non migliore, semplicemente unico. 

Avete visto Anna?
Susanna Mattiangeli, Chiara Carrer
Il Castoro
da 5 anni

giovedì 25 maggio 2017

Biblioburro: La famiglia X





"Molto meglio contare che pensare.
Nove semafori, tre distributori di benzina, due gruzzoli di poche case, cinque ciminiere che formano una scala crescente e sputano un fumo grigio scurissimo. Secondo me è anche un po' colpa loro se fa tutto questo caldo. E poi milioni di metri di sterpaglie. Dico milioni di metri per dire tantissime. Le sterpaglie è un po' difficile contarle, figuriamoci dal finestrino di un'auto che va veloce."








Michael ama la matematica perché ha delle regole chiare e precise da seguire, i numeri lo aiutano a non pensare a quanto sta accadendo nella sua vita. Dopo l'arresto dei suoi genitori per spaccio di droga, il ragazzo viene affidato ad una coppia di papà e le cose non sono facili. A scuola fatica, l'anziana vicina di casa e gli assistenti sociali irrompono nella sua quotidianità e a Girone, il paese in cui vive, si accendono diverse polemiche.  
Esiste una formula per spiegare che cos'è una famiglia? Forse Michael riuscirà a scoprirla.
La storia si ispira ad un fatto di cronaca: l'affidamento di un ragazzo ad una coppia omosessuale di Palermo, primo caso in Italia.

La famiglia X
Matteo Grimaldi
Camelozampa
2017
da 12 anni

martedì 23 maggio 2017

Biblioburro: Dirk e io



"Il nuovo fratellino dormiva in una culla di stoffa con le maniglie, che si chiama porte-enfant, in francese.
Era minuscolo e secondo me anche bruttino, ma non l'ho detto. Secondo papà era il bebè più bello del mondo, anche se aveva la faccia tutta rossa e stropicciata. Il naso era piccolissimo, le orecchie invece troppo grandi e sporgenti e tutta la testa somigliava a una zuppiera. Non aveva nemmeno i capelli, solo due fili, mi dispiaceva per lui che così piccolo fosse già pelato. Anche le manine erano tutte grinzose."







Dopo aver chiuso il libro, vorresti correre in slittino, fare una recita per gli anziani della casa di riposo, andare in campeggio durante un violento temporale, costruire una casa sull'albero ma, soprattutto, mangiare spaghetti al sugo direttamente dalla pentola e senza forchetta per festeggiare il tuo compleanno. Tutte cose che l'autore e suo fratello Dirk hanno realmente fatto durante la loro pazza, incredibile infanzia. E tu vorresti proprio averli conosciuti.
Se cercate narrativa esilarante non potete perdere questo libro!
L'autore è lo stesso della trilogia di Rico e Oscar.

Dirk e io
Andreas Steinhofel
Illustrazioni Peter Schossow
Traduzione Alessandra Petrelli
Beisler
2017
da 9 anni

lunedì 22 maggio 2017

L'università di Tuttomio





"L'alto tenore di vita permetteva loro di non farsi mancare nulla. Dal primo al dessert non saltavano mai nemmeno una portata e i loro passatempi preferiti erano viaggiare, contare i soldi che andavano accumulando in banca e sui vari libretti di risparmio, e rimembrare insieme l'elenco delle loro proprietà immobiliari."








I signori Smirth hanno voluto un figlio solo per avere un erede a cui lasciare tutte le loro fortune, pronti ad educarlo ai loro valori. Ma Primo si rivelerà un bambino troppo buono, e così i due coniugi dovranno correre ai ripari ed iscriverlo all'Università di Tuttomio, dove pare che insegnino l'egoismo come principale virtù per riuscire nella vita. Ma ci sarà da ridere!
Un'avventura divertente, arricchita dalle illustrazioni di Adriano Gon.

L'università di Tuttomio
Fabrizio Silei
Il castoro
2017
da 9 anni

mercoledì 17 maggio 2017

E' la biblioteca il luogo più sacro



Riportiamo di seguito un inedito dell'autore Hassen Khemiri pubblicato per il Domenicale del 26 marzo 2017 de Il Sole 24 ore , che racconta il ruolo fondamentale della biblioteca. Ci pare importante farlo conoscere, in particolare in questi tempi in cui i servizi gratuiti offerti dalla biblioteca sono messi in discussione. Noi siamo utenti "scatenate" di molte biblioteche trentine nelle quali abbiamo scovato libri, conosciuto persone, dormito e fatto colazione, inventato laboratori, letto storie e, soprattutto, conosciuto bibliotecarie e bibliotecari appassionati. 

Quando ero piccolo pensavo che tutte le famiglie a parte la nostra avessero un luogo sacro. Un posto dove andare nei giorni di festa per diventare parte di un contesto più grande, trovare una comunità, mantenere viva la storia e le tradizioni. Certe famiglie si vestivano bene e andavano in chiesa o in moschea. Partecipavano a cerimonie e riti, cantavano salmi e recitavano sure, avevano crocifissi alle pareti, tappeti per la preghiera sotto il letto.
Altre famiglie seguivano altri tipi di religione. I loro rituali prevedevano la visione di programmi sportivi e partite di calcio e ogni fine settimana andavano tutti insieme in pellegrinaggio allo stadio di Soder, vestiti in tinta con le scarpe biancoverdi, per vedere la Squadra (c'era solo una Squadra) che vinceva (li abbiamo stracciati!) o pareggiava (che sfortuna) o qualche volta, molto raramente, quasi mai, perdeva (arbitro cornuto).
Ma la nostra famiglia era diversa. Nessuno dei miei genitori era particolarmente religioso, nonostante venissero entrambi da ambienti religiosi. O meglio: nessuno dei miei genitori era particolarmente religioso proprio perché venivano entrambi da ambienti religiosi. Due religioni diverse, due cerchie famigliari sospettose, molto più simili tra loro di quanto ciascuna parte volesse ammettere.
E nessuno della nostra famiglia era particolarmente interessato allo sport. Certo, la mamma aveva giocato a tennis quando era giovane e il papà ammirava Muhammad Ali e aveva una maglietta blu con la faccia di Pelé. Ma la mamma diceva sempre che i bicipiti di papà venivano da tutti i boccali di birra che aveva alzato e abbassato su vari banconi. Era vero? No, probabilmente no. Probabilmente era un'altra di quelle storie che ci raccontavano per sentirci al sicuro.
Per noi la cosa più simile a un luogo sacro era la nostra biblioteca. E dico la nostra biblioteca perché era nostra. Anche se non l'avevamo in casa. Mentre le altre famiglie andavano in chiesa o allo stadio o al centro commerciale o in campagna, noi facevamo la nostra gita in biblioteca. Abitavamo a soli cento metri di distanza, in quelle case cubiche marron con i ballatoi e le finestre della cucina che davano su Hornsgatan, una delle strade più trafficate di Stoccolma, un mostro a quattro corsie, sempre in cima alle classifiche dei posti con la peggior qualità dell'aria. Ma come la mamma aveva detto quando ci eravamo trasferiti lì: Se chiudete gli occhi e immaginate di essere su una spiaggia, il rumore delle auto cambia. Davvero. Provateci. Fatemi il favore. Siete sdraiati sulla spiaggia adesso? Sentite la sabbia tra le dita? Il sale sulle labbra? Il sole che batte sulle palpebre? Bene. Sentite per caso qualche auto?
E aveva ragione. Le auto erano sparite. Non c'era che un dolce brusio, una brezza rilassante. Quasi il suono delle onde. 
Andavamo in biblioteca ogni fine settimana, tutta la famiglia, i miei fratellini nella sezione per l'infanzia, con la stanza delle fiabe, i cuscini, i disegni e il fauna-box con gli insetti stecco. La mamma allo scaffale di psicologia, il papà nell'angolo delle lingue. Io alla sezione dei ragazzi, dove passavo il tempo con Ponyboy e Sodapop, esploravo i covi delle streghe e combattevo contro gli orchi. Ma a volte salivo le scale fino alla sezione degli adulti. Con i libri senza illustrazioni né reti di protezione. Lì si imparava a parlare con la lingua degli altri. Lì c'erano cannibali americani, pedofili russi, vecchiette alcolizzate francesi, clandestini rinchiusi in cisterne per l'acqua e abitanti canini di Luanda. E scene di sesso, pompini, orge. Tutto nascosto dietro titoli perfettamente neutrali e nomi di autori che erano solo nomi.
La cosa più folle era che era gratis. Cento per cento gratis. Non si doveva sborsare un soldo. Vi ho già detto che era gratis? Era un posto dove potevamo avere il nostro spazio senza bisogno di possedere niente. Entrare senza dover pagare l'ingresso. Accedere alle storie di altri senza dover svilire la nostra.
Era come un santuario, una pausa dal resto del mondo. Qui vigevano regole completamente diverse: rimborso garantito, nessun bisogno di scontrino, credito a vita. Guardati in giro, scegli tutte le storie che vuoi, prendile in prestito e provale: chiudi gli occhi e abbandonati, lascia perdere le origini, la lingua, l'orientamento sessuale, il tempo. L'unico limite al numero di storie è il budget dell'anno a venire per le biblioteche (che dovrebbe sempre sempre sempre essere aumentato).
Era quasi troppo bello per essere vero. E forse è per questo che una volta, durante la mia adolescenza, ho accarezzato l'idea di ribellarmi. Stavo tornando a casa con mia madre quando ho sentito la mia voce dire: "Secondo me però è assurdo che si possano prendere i libri in prestito in biblioteca senza pagare niente."
Al che la mamma, fan numero uno della biblioteca, mi ha guardato sorpresa. E io ho continuato: "Sarebbe più logico se ogni prestito costasse qualcosa. Cioè, non chissà che. Tipo cinque corone."
Lei mi fissava come se avessi appena ucciso un bibliotecario. Ma io non ho ceduto.
"Voglio dire, perché dovrebbe essere gratis prendere in prestito i libri quando tutto il resto ha un prezzo?".
Eravamo arrivati a Hornsgatan. La mamma ha premuto il pulsante per l'attraversamento pedonale e mi ha risposto:
"Proprio per questo."
Siamo rimasti lì in attesa che scattasse il verde, ad ascoltare il suono delle onde.

E' forse utile ribadire che anche le Pollicine sono per quel "sempre sempre sempre".

martedì 16 maggio 2017

Biblioburro: Mammut!



Teodoro Roberto Principino Primo vive in una mega villa, ha due genitori ricchi e molto impegnati ed una Tata pelosa a dir poco originale. E' costretto a prendere lezioni private di matematica, danza, yoga, calcio, canto... e sua sorella è lontana. In realtà lui si fa chiamare Teo ed è un ragazzino molto in gamba che vivrà avventure dal sapore preistorico fuori di casa, tra mammut, conigli dai denti a sciabola e tribù di primitivi.




Un graphic novel in alta leggibilità per la collana Leggimi Graphic che racconta le difficoltà dell'infanzia e le sue conquiste in maniera gioiosa e divertente, utilizzando il rosso-arancio ed il nero e mantenendo un ritmo elevato fino al finale... con la cacca!

Mammut! (ovvero storia di Teo, uno dei ragazzi più in gamba di tutti i tempi)
Stefan Boonen e Melvin
Traduzione Laura Pignatti
Sinnos
2017
da 8 anni

lunedì 15 maggio 2017

Biblioburro: Ohhh!



Nella notte fonda e scura
Tre folletti fan la nanna

Son folletti stanchi morti
Son venuti da lontano
E hanno scelto di dormire
Sulla costola di un ramo

Uno sogna il mare, un altro sogna di essere un re ed un terzo sogna di volare, fino a quando un rumore li sveglia... sarà un lupo o un cinghiale? O forse un orso? E alla fine 

Ecco il giorno farsi avanti
Si stiracchian tre bambini
Caldi, pigri e sonnolenti
Dentro comodi lettini

Una filastrocca in rima molto bella da leggere ad alta voce al piccolo che non vuole addormentarsi, o per una lettura autonoma se il (non più) piccolo dichiara di non aver paura del buio.

Ohhh!
Daniela Tordi
Edizioni corsare
2016
da 5 anni

venerdì 12 maggio 2017

Biblioburro: Continua a camminare






"E quando la gente pensa 
alla libertà
questo significa
che qualcosa di grave
aleggia sul mondo."
Nazìh Abu Afash









Un libro molto attuale, basato su due storie vere, che racconta la vita di due giovani che vivono in Siria. Salìm ha tredici anni e cerca di recuperare i libri dagli edifici sventrati dalle bombe, come gli ha insegnato suo fratello, morto a causa di una bomba proprio mentre cercava di portare in salvo dei libri. 
Anche Fatma ha tredici anni ed un fratello, per il quale prova un amore incondizionato ed assoluto, tanto da lasciarsi convincere a sacrificare la sua vita per la gloria di Dio.
Due vite opposte, che vivono in un Paese in guerra e che si ritrovano a fare un percorso che non hanno scelto, ma che cercheranno di cambiare. 
Le due voci si alternano nei capitoli, preceduti da brevi poesie di autori siriani contemporanei.

Continua a camminare
Gabriele Clima
Feltrinelli Up
2017
da 12 anni

mercoledì 10 maggio 2017

Mercoledì al cubo (28): Apri bene gli occhi




"Tutto sembra sparire sotto la neve.
Ma guarda bene...
Vedi la volpe? Vedi il cavallo?
Vedi il grande uccello in equilibrio su una zampa sola?
Scopri TUTTO quello che è BIANCO.
Ma dove va papà Coniglio, così di fretta, sotto la neve?"








Quando iniziamo a leggere le storie ai bambini sveliamo i trucchi necessari per acchiapparle, mangiarle e gustarle al meglio. Perciò: occhi spalancati, orecchie pulite e ben aperte, naso libero (eventuali starnuti farli subito) e bocca chiusa (aperta solo per chi ha il raffreddore). Quando abbiamo avuto in mano "Apri bene gli occhi" di Babalibri ci è piaciuto subito, perché prima di vedere ed osservare le illustrazioni il libro ci chiede di chiudere gli occhi e di immaginarle nella mente:


Prima di tutto, chiudi gli occhi.
Immagina un paesaggio di campagna.
Ora immagina che nevichi.
Il terreno si ricopre di bianco
Gli alberi diventano bianchi.
Tutto è BIANCO.
E adesso...
apri le pagine
apri bene gli occhi

Ma non siamo state le uniche ad aver messo... gli occhi su questo albo. La nostra insegnante di fiducia, dopo la lettura, ha ben pensato di realizzare una bellissima attività con i bambini della scuola materna.





I "miei" bambini hanno ascoltato molto bene il consiglio "apri bene gli occhi" dato da Ramadier& Bourgeau! Hanno aperto così bene gli occhi che, ad ogni pagina, hanno notato cambiamenti e particolari ben prima di sentirseli leggere. Hanno notato il paesaggio cambiare, non solo per i colori che di volta in volta si aggiungevano, ma anche  per le sensazioni da questi suscitate. 


Hanno ipotizzato che quello rappresentato fosse un "disegno lungo lungo, che va avanti nelle pagine, perché nel bianco c'è un pezzo di lago che poi va avanti nel blu, e poi anche nel verde; e nel giallo c'è la fattoria, e va avanti nel rosso e nel marrone. Nel nero boh, non si vede niente!"
Allora ho proposto di fare anche noi un paesaggio "che va avanti", facendo ognuno un disegno che potesse poi essere unito a quello di un compagno, per mezzo di un particolare, di un colore, di un animale che si potesse trovare in tutti i loro disegni. Ma loro hanno fatto una proposta diversa, che io ho accolto: un unico lungo elaborato, per il quale mi hanno chiesto solo di tracciare una linea, "delle colline, come quelle del libro". Così ho unito con il nastro adesivo i fogli necessari a realizzare "la striscia" ed ho disegnato "la linea delle colline". 





I bambini si sono poi sdraiati a terra ed ognuno di loro si è scelto un posticino per realizzare il proprio paesaggio. 
Questo è il risultato di un lavoro di gruppo, ma individuale!







Qui la versione di Apedario
Qui la versione di Scaffalebasso

Apri bene gli occhi
Ramadier& Bourgeau
traduzione di
Babalibri
2017
da 5 anni

martedì 9 maggio 2017

Biblioburro: I numeri felici



"7 numero importante, felice, felicissimo anche lui. E magico anche questo come il 9. E poi, è un numero primo. Papà adora i numeri primi, come tutti i matematici. Questi numeri primi mi sembrano parecchio testoni. Possono essere divisi per 1 (tipo 7 diviso 1 uguale 7) e certo, ci mancherebbe altro. Possono essere divisi per se stessi (tipo 7 diviso 7 uguale 1) e sì, anche quello è ovvio. Poi gli chiedi: Ti dividi per due? E quelli, no. Per tre? No. Per cinque? No. Ti dividi, per piacere, per qualcosa? E quelli, no, no, no!!! Se li vuoi dividere, devi farlo con la forza, devi strapparli, mettergli la virgola, perché quelli col cavolo che si dividerebbero, sennò."





Un libro felice e gioioso. Un libro bello. 
Tina, la protagonista, ha appena finito la scuola e ci racconta le sue giornate attraverso i numeri: 11 come il primo giorno di vacanza, 0547 come il numero che le hanno assegnato quando è nata, 7 come il numero dei pesci che le hanno regalato, 5 come le cose che non sa fare... e nel mezzo conosciamo i suoi genitori, la sua migliore amica Carla, i loro giri in bicicletta nel quartiere, Giovanni che vive per strada e che fotografa tutti...
Il libro diventa così una sorta di diario estivo, con un giallo da risolvere, che utilizza un linguaggio leggero per dire cose molto profonde.
Da leggere!

I numeri felici
Susanna Mattiangeli, Marco Corona
Vanvere edizioni
2017
da 10 anni

venerdì 5 maggio 2017

Marzo e Aprile in 22 libri


Il Piccolo ReTaro Miuratraduzione Elena BaboniFatatrac